sabato 28 luglio 2012

QUANTO CI COSTANO GLI IMMIGRATI.

Immigrati in Italia per lavorare? Falso. Parola di ISTAT I dati presentati da ISTAT su elaborazione dei permessi di soggiorno concessi dal Ministero degli Interni e riferiti all’anno 2011, smentiscono in modo evidente il mantra “vengono qui per lavorare, abbiamo bisogno di loro”. Dai numeri infatti, si evince che ormai, vengono solo per essere mantenuti a nostre spese. Questi dati riguardano gli extracomunitari, quindi non i Romeni che, come sappiamo non hanno purtroppo bisogno di un permesso per entrare in casa nostra grazie alla Ue. Tra il 2011 e il 2012 il numero di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti è aumentato di circa 102 mila unità. Si riducono notevolmente i nuovi permessi rilasciati per lavoro (oltre il 65% in meno); si contraggono, anche se in misura minore (21,2%), le nuove concessioni per famiglia. ? Aumentano notevolmente i permessi rilasciati per asilo e motivi umanitari che passano da 10.336 nel 2010 a 42.672 nel 2011. Nel 2011 hanno rappresentato l’11,8% dei nuovi flussi, mentre l’anno precedente erano solo l’1,7% del totale. Tre sole cittadinanze coprono oltre il 50% del totale di questa tipologia di ingresso: Tunisia (27,5%), Nigeria (16,3%) e Ghana (7,4%). Qualche semplice conto: se sommiamo gli ingressi per ricongiungimento a quelli ‘umanitari’, si raggiunge la cifra di 175mila ingressi. Sommando i circa 75mila nati in Italia da extra-Ue, si arriverebbe a 250mila. Visto che l’aumento di extracomunitari e’ di ‘sole’ 100mila unita’ , significa che gli immigrati non Ue che lavorano sono diminuiti di 150mila individui. Siamo quindi davanti ad una mera immigrazione parassitaria di immigrati in cerca di un welfare da sfruttare. Addirittura, dei nuovi arrivati, oltre il 40% e’ composto da sedicenti profughi. Dai dati ISTAT notiamo un’altra interessante evidenza che mette in crisi l’idea xenofili di accoglienza. La quasi totalità dei ‘rifugiati’ proviene da paesi dove non e’ in corso alcuna guerra. Oltre il 20% proviene da due paesi Ghana e Nigeria, nei quali non vi e’ stato alcun disordine militare. Questi 40mila invasori, in Italia senza alcun diritto, stanno assorbendo le risorse(magre) che servirebbero al sostentamento dei nostri anziani e dei nostri poveri. E’, alla luce di questi numeri, uno scandalo. TUTTI I COSTI DELL’IMMIGRAZIONE (prima parte) di GILBERTO ONETO Quello dell’immigrazione è un problema gigantesco che viene spesso trattato in maniera superficiale o faziosa. Raramente viene affrontato serenamente e in tutti i suoi aspetti, sia quelli di ordine sociale, sia di segno economico. Il dibattito è spesso liquidato a livello di tifoseria calcistica: si è pro o contro. Punto e basta. È “politicamente corretto” essere a favore, e chi è contro è magari bollato di razzismo, di chiusura, di insensibilità. Senza esaminare i fatti nella loro complessità, chi è a favore lo è quasi sempre per questioni di principio (solidarietà, buonismo, globalismo) e chi è contro cade troppo spesso nella trappola degli avversari e finisce per limitare la sua visione solo a una parte del problema, spesso neppure la più importante (crocifissi, kebab, moschee, burqa), magari nascondendosi dietro l’incipit «non sono razzista, ma..». Non sono i fatti e i numeri a essere al centro del confronto, che si basa così quasi sempre su prese di posizioni di ordine prevalentemente emotivo o ideologico. Per giustificare l’immigrazione vengono solitamente tirati fuori argomenti e temi che possono essere riassunti in una serie di affermazioni che hanno nel tempo assunto la ossessiva ripetitività di altrettanti mantra: 1 ) «l’immigrazione pone rimedio alla nostra denatalità», 2 ) «gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare», 3 ) «abbiamo il dovere della solidarietà, anche perché la nostra è stata in passato una comunità di emigranti», 4 ) «la società multirazziale è l’ineluttabile futuro di tutti», 5 ) «gli immigrati sono una ricchezza sociale», 6 ) «il tasso di criminalità degli immigrati è uguale a quello degli italiani», 7 ) «i nuovi cittadini pagheranno le nostre pensioni», 8 ) «gli immigrati sono una risorsa economica». Vediamo di esaminare ogni singolo punto, non senza avere prima fatto una indispensabile premessa. L’incertezza dei numeri Il tema è cruciale ma le informazioni per conoscerlo e governarlo sono molto approssimative. Non si hanno numeri accertati perché il fenomeno è in continuo movimento e cambia ogni giorno e perché la clandestinità (con la strutturale evanescenza dei suoi numeri) è un fatto predominante. I soli dati ufficiali di cui si dispone sono quelli che riguardano i regolarizzati, definitivamente incasellati nella macchina burocratica, o relativi a chi è incappato nelle strutture giudiziarie. Restano vaghi i numeri di quelli appena arrivati o che vivono nel limbo dell’iter della regolarizzazione o nel mondo dell’illegalità. Ci si deve perciò affidare principalmente alle notizie di centri di informazione settoriali o di organismi come la Caritas-Migrantes che, pur ricevendo anche aiuti pubblici, è una struttura privata che svolge i compiti che toccherebbero allo Stato e al potere pubblico, ma è anche e soprattutto una organizzazione di parte e questo non la aiuta a fornire le garanzie di imparzialità che la struttura pubblica, pur nelle sue lentezze e inefficienze, dovrebbe invece garantire. La Caritas è infatti condizionata dalle sue scelte ideologiche, dal suo evidente schieramento a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a qualsiasi costo e condizione, oltre che dal non trascurabile dettaglio che proprio anche dall’ambaradan dell’immigrazione trae finanziamenti. Nel saluto introduttivo alla presentazione del Dossier Statistico Immigrazione. 21° Rapporto 2011 (di seguito, più semplicemente, Dossier 2011) il direttore della Caritas Italiana, Vittorio Nozza, proprio a proposito della “invasione di campo” dell’organismo che presiede in una materia che dovrebbe essere gestita dalla collettività, ha detto: «Siamo stati e resteremo disponibili ad aiutare la Pubblica Amministrazione in tutte le iniziative utili che promuoverà, ma riteniamo che alle voci istituzionali si debbano affiancare le voci dei centri di studio indipendenti, che all’occorrenza esercitino anche una funzione critica, sempre in difesa dei meno tutelati». Si tratta di una precisazione piuttosto significativa. La mancanza di dati certi e organici favorisce l’approccio emotivo o ideologico al problema, che è all’origine dei mantra citati, della superficialità con cui si affronta l’argomento e anche delle facili accuse di essere portatore di ogni nequizia rivolte a chi cerchi di sostenere tesi diverse o semplicemente chieda più completezza e trasparenza di informazione. In generale l’incertezza dei numeri può essere attribuita alla difficoltà di reperirli, soprattutto in una situazione di diffusa fluidità del fenomeno e anche di illegalità, ma anche al problema di mettere assieme informazioni attinte da fonti diverse e relative a fenomeni disparati e anche difficilmente collegabili fra di loro. Ma c’è – e in alcuni ambienti è prevalente – una indubbia intenzionalità nel fornire dati incerti o addirittura nel cercare di occultarli. Chi ha interessi economici e ideologici nell’immigrazione preferisce non fare conoscere le esatte proporzioni del fenomeno per poter continuare a cavalcarlo in tutta tranquillità e opacità. Spesso anche i governi preferiscono non fare conoscere la realtà per evitare allarmismi e reazioni, e – in particolare – per non fornire argomenti a movimenti e partiti contrari all’immigrazione. Quello della carenza o dell’occultamento dei dati non è solo un problema italiano: in Francia il malvezzo è stato denunciato dalla demografa Michèle Tribalat e, a livello più ampio, dal giornalista americano Christopher Caldwell. L’argomento della “nebulosità” dei dati è trattato da Massimo Introvigne in una recensione allegata in appendice. I numeri Partiamo da alcuni dei numeri accertati. Secondo il Dossier 2010 della Caritas-Migrantes, ci sarebbero in Italia, all’inizio del 2010, 4.235.000 stranieri residenti (dato Istat), o 4.919.000 considerando quelli non ancora iscritti all’anagrafe (dato Caritas). La recentissima edizione del Dossier 2011 dice che gli stranieri al 31 dicembre 2010 sono diventati 4.570.317 e quelli non ancora iscritti all’anagrafe circa 400.000 per un totale stimato di 4.968.000 persone. L’aumento di 335.258 regolari si è avuto – secondo il Dossier – nonostante le oltre 100.000 cancellazioni dall’anagrafe, di cui 33.000 per trasferimento all’estero e 74.000 per irreperibilità. I clandestini sono stimati nel 2010 fra i 500 e i 700 mila, ma non è certo scorretto pensare che siano almeno il doppio: a questi vanno aggiunti i nuovi arrivi ma anche i 74.000 ex regolari che la Caritas mette quest’anno fra gli “irreperibili”, sfuggiti all’anagrafe. Si arriva perciò a una cifra di più di 6 milioni di persone, cui vanno aggiunti più di 500 mila “naturalizzati” che negli ultimi anni hanno acquisito la cittadinanza italiana. Nel 2010, 40.223 stranieri sono diventati cittadini italiani: 18.593 per matrimonio e 21.630 per residenza. Gli immigrati di seconda generazione sono quasi 650 mila, nati in Italia e privi della cittadinanza e per i quali è cominciato il coro di richieste di applicazione dello Jus soli, cioè del diritto di acquisizione della cittadinanza per il semplice fatto di essere nati su suolo italiano, sia pur da genitore stranieri. É piuttosto evidente che una simile pretesa riesce a fare saltare ogni statistica, oltre che ogni principio di diritto. Metà circa degli immigrati (il 51,8%) sono donne. La Caritas, rapportando i 4.570.317 stranieri regolarizzati ai 60.626.442 residenti complessivi della Repubblica (dato Istat), fornisce una percentuale del 7,5% di stranieri, dimenticando nel conteggio quelli in attesa di regolarizzazione e i clandestini vecchi, nuovi e “di ritorno”. In realtà, comprendendo tutti gli stranieri effettivamente presenti, si arriva all’11% della popolazione residente, più di uno straniero ogni 9 italiani. Dal 1991 il numero di stranieri è aumentato di 12 volte. Nel 2007, erano 3.690.000, il 5,6% della popolazione; sono aumentati di quasi un milione nell’ultimo biennio. La distribuzione dei regolari sul territorio è la seguente: il 61,3% è in Padania, il 25,2% al Centro e il 13,5% al Sud e nelle isole. Secondo un dato Istat che risale al 1° gennaio 2011, perciò già inaccurato nei numeri assoluti ma sufficientemente indicativo per la distribuzione territoriale, si avrebbero le percentuali di stranieri in ogni regione che sono riportate nella Tabella 1. La prima colonna indica la percentuale di stranieri sul totale dei residenti e la seconda quella degli nati stranieri sul totale dei nati nella regione: un dato quest’ultimo che è però riferito al 1 gennaio 2009. Indubbiamente oggi tali dati sono più alti e, computando i clandestini, sono da ritenersi superiori di almeno il 40%. Tabella 1 Regione % di stranieri sulla popolazione 2009 % di nati stranieri sul totale dei nati 2009 % di stranieri sulla popolazione2011 Variazionepercentuale2009-2011 Piemonte 7,9 17,3 8,9 +12,7 Valle d’Aosta 5,9 11,3 6,8 +15,3 Lombardia 9,3 19,4 10,7 +15,1 Trentino Sud Tirolo 7,7 13,9 8,7 +13,0 Veneto 9,3 20,7 10,2 +9,7 Friuli 7,7 16,6 8,5 +10,4 Liguria 6,5 13,7 7,7 +16,9 Emilia Romagna 9,7 20,7 11,3 +16,5 Toscana 8,4 16,3 9,7 +15,5 Umbria 9,6 17,6 11,0 +14,6 Marche 8,3 17,4 9,3 +12,0 Lazio 8,0 11,6 9,5 +18,8 Abruzzo 5,2 8,5 7,5 +44,2 Molise 2,3 3,6 2,8 +21,7 Campania 2,3 2,5 2,8 +21,7 Puglia 1,8 2,5 2,3 +27,8 Basilicata 2.0 2,8 2,6 +30,0 Calabria 2,9 4,2 3,7 +27,6 Sicilia 2,3 3,6 2,8 +21,7 Sardegna 1,8 2,6 2,3 +27,8 Italia 6,5 12,6 7,5 +15,4 La differenza fra i dati della prima e della seconda colonna è dovuta sia al tasso di natalità superiore delle donne straniere che al fatto che i clandestini sfuggono meno, per evidenti ragioni, alla statistica della natalità. I dati sulla presenza di stranieri sul territorio sono evidenziati da tre carte: la Carta 1 riporta la presenza puntuale (dati 2009), la Carta 2 riporta la diffusione per Province (dati 2009) e la Carta 3 la diffusione regionale (dati 2011). Per quanto riguarda il paese di provenienza, dieci comunità superano i 100.000 individui nel 2011, sempre naturalmente considerando solo i regolari: il loro numero è riportato sulla Tabella 2. Tabella 2 Romania 968.576 Albania 482.627 Marocco 452.424 Cina 209.934 Ucraina 200.730 Filippine 134.154 Moldovia 130.948 India 121.036 Polonia 109.018 Tunisia 106.291 La provenienza geografica degli stranieri è evidenziata sulla Carta 4 (dati 2010). Per appartenenza religiosa, i dati sulle principali confessioni offerti dalla Caritas Migrantes per il 2010 (Dossier 2011) sono indicati sulla Tabella 3. Non è scorretto stimare una percentuale superiore di islamici fra gli irregolari. Tabella 3 Musulmani 1.505.000 (32,9%) Ortodossi 1.405.000 (30,7%) Cattolici 876.000 (19,2%) Protestanti 204.000 (4,5%) Induisti 2,6% Buddisti 1,9% Fino a qualche anno fa si sentiva salmodiare un altro mantra oltre a quelli citati a proposito dell’immigrazione: “la percentuale di immigrati in Italia è molto inferiore a quella degli altri paesi industrializzati”, e perciò – si diceva – il fenomeno potrà essere considerato un problema solo quando la percentuale italiana sarà simile alle altre. Ora i dati sono molto cambiati e una simile posizione non può più essere sostenuta. Oggi infatti fra i grandi paesi europei, solo la Spagna ha una percentuale di immigrati superiore all’Italia (il 12,3% della popolazione residente), mentre paesi economicamente più solidi ne hanno meno: Germania 8,8%, Gran Bretagna 6,8%, Francia 5,8%. Naturalmente va osservato che in questi paesi è più basso il numero dei clandestini ma molto più alto quello dei naturalizzati e degli stranieri di seconda e terza generazione. La media degli stranieri nell’Unione Europea nel suo complesso a fine 2009 è del 6,5% e sale al 9,4% se si considerano anche i cittadini naturalizzati e le successive generazioni. In base a queste ultime considerazioni, la percentuale di stranieri in Italia potrebbe addirittura avvicinarsi al 12%. Nel 1990 la quota di immigrati in Italia era il 4,9% del totale di quelli presenti nella Unione Europea, oggi essi sono il 15%. Un dato piuttosto inquietante è fornito dal fenomeno dei rientri che è praticamente inesistente in Italia, a fronte di situazioni assai diverse negli altri paesi europei: cioè gli stranieri che arrivano da noi tendono a stanziarsi e a non tornare al loro paese. Anche i tanti cui non è stato rinnovato il permesso entrano in clandestinità piuttosto che andarsene. Il fenomeno è evidenziato dal Grafico 1, che visualizza gli andamenti registrati fra il 2001 e il 2007 in quattro grandi Stati europei. QUIRINO 1

LA STRAGE DI BOLOGNA MERITA' VERITA' E RISPETTO.

La strage di Bologna merita verità e rispetto. Si avvicina il trentaduesimo anniversario della strage di Bologna e puntualmente gli avvoltoi tornano a volare. Stavolta è un documentarista che chiede a Valerio Fioravanti un’intervista, se la vede negare per ragioni di comprensibile opportunità, scambia quattro chiacchiere in libertà, le registra di nascosto e poi le contrabbanda come intervista ufficiale. Risultato: su tutti i quotidiani campeggiano titoli splatter sul mostro che “offende i parenti delle vittime della strage”. Perché? Cosa ha detto, non in un’intervista ma in una chiacchierata, dunque con tutte le iperboli del caso, Valerio Fioravanti? La frase più incriminata è quella secondo cui Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime, sarebbe un parente a metà, avendo perso la suocera. E’ una battuta brutta, di quelle che si fanno quando non si pensa di essere registrati: l’abitudine di diffonderle dice tutto su che mestiere pezzente sia diventato il giornalismo. (Non solo nel caso di Fioravanti, sia chiaro: se Vittorio Emanuele dice al telefono che Giuliana Sgrena è una troia ha tutto il diritto di non vedere l’epiteto sbattuto sui giornali, e questo anche se lui è un verme e Giuliana una bellissima persona). Per spiegarsi la battuta in questione, del resto, bisogna ricordare che Bolognesi non è solo il presidente ecc. E’ anche un tipo che se affermi che il processo contro i Nar per Bologna grida vendetta agli occhi della giustizia non si perita di chiamarti depistatore di fronte a migliaia di persone ed è pronto a fulminare chiunque osi avanzare dubbi in merito a una sentenza che di dubbi ne solleva a carrettate. Oltre a questa incredibile offesa alla memoria delle vittime, Fioravanti ha solo aggiunto che i servizi deviati non esistono. Apriti cielo! Come si è permesso? Scusate tanto ma è una opinione, a mio parere del tutto condivisibile e comunque del tutto lecita. Dov’è lo scandalo, di grazia? Non è il primo episodio del genere. Un altro regista ha girato e soprattutto fatto molto girare un film in cui si vede Francesca Mambro ammazzare un povero ragazzo con tanto di colpo di grazia, senza un motivo creato. Così, tanto per fare. E’ una bugia, ed è stato dimostrato anche sul piano processuale, ma tant’è. Trattandosi di Francesca Mambro tutto è lecito. Un’altra volta, rispondendo a una domanda su chi fossero a suo parere i veri responsabili della strage, Fioravanti rispose: “Non lo so. Per quel che ne so io potrebbe anche essere stata una tribù di omosessuali africani o chiunque altro”. I giornali titolarono a tutta pagina: “Fioravanti: a fare la strage sono stati gli omosessuali”. Quando si è mostri si è mostri. Il punto dolente è in realtà tutto qui. Questo florilegio di bassezze e di idiozie ha un obiettivo preciso: affermare che Valerio Fioravanti e Francesca Mambro sono due psicopatici assassini, e non due delle migliaia di giovani che negli anni ’70, per lo più a sinistra ma anche a destra, ritennero che solo la violenza e la lotta armata potessero cambiare le cose in questo Paese. Non è tanto la costruzione di due mostri quanto quella di un movente. Siccome in oltre trent’anni nessuno è riuscito a spiegare, e nemmeno a ipotizzare, perché mai i due si sarebbero resi responsabili della più sanguinosa tra le stragi, l’unica è concludere che lo hanno fatto perché sono mostri pazzi. Si sa che i cani arrabbiati, come James Holmes a Denver, sbranano senza bisogno di un movente. Comodo, no? QUIRINO 1

LA B.C.E. DIFEDE L'EURO, MA NON GLI EUROPEI.

La BCE difende l'Euro, le banche, ma non gli europei Paradossalmente, l’agonia dell’Euro, del debito pubblico, dello spread, con tutti i sacrifici, la recessione e le tasse che ad essa conseguono, è voluta e mantenuta dai poteri europei: infatti dipende dalla scelta di proibire alla BCE di comperare le emissioni di debito pubblico sul mercato primario, alle aste, cioè da fare da vera banca centrale di emissione, così da impedire alla radice la speculazione. I Brics, gli USA, il Giappone, hanno banche centrali che fanno le banche centrali; perciò, sebbene gravati da debiti pubblici anche molto più alti dell’Italia, non hanno problemi con la speculazione, perché le loro banche centrali garantiscono l’acquisto. La pseudo-banca centrale detta BCE è voluta in quanto fa gioco agli speculatori finanziari, per ragioni di profitto; agli USA, per ragioni geostrategiche; alla Germania, perché ne trae benefici finanziari, competitivi, egemonici; al capitalismo in generale, perché gli consente di minacciare le nazioni con lo spauracchio dei tassi e del default per costringerle ad abbattere lo stato sociale, i diritti dei lavoratori e dei risparmiatori; a smantellare il ruolo economico del settore pubblico; e in generale a affidare definitivamente la politica ai banchieri. Questo dato di fatto sarebbe la prima cosa da dire nell’informazione economica, ma i mass media ne parlano con molta cautela. La linea della BCE è quanto di meno trasparente e di meno democratico si possa concepire: interviene comperando sul mercato secondario, in deroga al proprio statuto, ogniqualvolta i tassi sui bond di un paese eurodebole salgono tanto che il paese colpito potrebbe uscire dall’Eurosistema, ma niente fa per rimediare alle cause strutturali delle impennate dei tassi, né dei crescenti squilibri delle bilance commerciali intracomunitarie, né del costante peggioramento del pil, dell’occupazione, dell’economia reale, di molti Stati membri. Una difesa sostanziale, la BCE la fa solo in favore delle banche europee, finanziandole a bassi tassi (1%), molto largamente, e senza curarsi che almeno una quota degli oltre 1000 miliardi prestati loro vada a finanziare l’economia reale anziché attività speculative, magari rivolte contro Stati eurodeboli. Pare proprio che l’obiettivo della BCE sia di trattenere le rane nella casseruola finché non siano cotte, dispensando loro una boccata di ossigeno e generose rassicurazioni quando si sentono scottare e pensano di saltar fuori, come è avvenuto ad esempio oggi, allorché nella mattinata lo spread btp/Bund è schizzato oltre 530 p.b., e Draghi ha reagito dichiarando che uscire dall’Eurosistema è impensabile, che recentemente si sono fatti molti passi avanti, e che la BCE farà tutto ciò che occorre per impedirlo – al che lo spread è presto sceso a 470 p.b., e la borsa italiana ha recuperato il 5%, mentre l’Euro è risalito a 1,23 sul Dollaro. Pare, insomma, che si voglia tenere i paesi eurodeboli in un meccanismo che aggrava i loro problemi e svuota le loro economie reali, ma al contempo li mantiene artificialmente in vita con una fleboclisi monetaria, aumentando la loro dipendenza da organismi autocratici giuridicamente irresponsabili e di tipo bancario, come la BCE e il nascente MES, Meccanismo Europeo di Stabilità. Da simili fatti traspare un disegno superiore, oligarchico, dirigistico, che non viene dichiarato, ma viene portato avanti senza interesse per le condizioni di vita delle nazioni, bensì con interesse centrato sul piano finanziario: espressione del fatto che, per l’odierna strutturazione del potere reale, l’economia della produzione e dei consumi, quindi gli stessi popoli, che di quell’economia costituiscono gli attori, sono divenuti superflui – ed è questa la vera rivoluzione che introduce il nuovo millennio. QUIRINO 1

venerdì 27 luglio 2012

CRIMINI IMPUNITI DEGLI ALLEATI

LA MORTE DI DRESDA Le celeberrime bellezze di Dresda le ho apprese dalla storia dell'arte. I sopravvissuti mi hanno raccontato lo sfacelo della città. Ho visto con i miei occhi la sua ricostruzione e ho ammirato i suoi abitanti che, nella città della morte, hanno lavorato più alacramente di quanto fecero i loro antenati nei selvaggi Monti Metalliferi. L'incanto di Dresda è tutto suo. La città medioevale era una fortezza naturale. Attorno al 1500 fu la capitale della Sassonia. Augusto Il Forte, principe sassone e re di Polonia, trasformò Dresda in una delle città più belle d'Europa. I più famosi costruttori edili del tempo lavoravano in città. Essi crearono la meravigliosa costruzione dello Zwinger,che rappresenta un incantevole salone all'aperto e le famose terrazze di Bruehl sull'Elba, denominate balcone d'Europa. La ricchezza del principe riempì le sale del tesoro della Volta Verde e rese la galleria dei dipinti della città una delle prime raccolte d'arte del mondo. Tutto questo splendore fu distrutto in un sol giorno. La guerra volgeva al termine. Fiumi di persone, animali ed automezzi fuggivano dai territori tedeschi orientali. Dresda riceveva i rifugiati dalla Slesia e dai Sudeti. Ogni spazio libero della città era stracolmo di persone. I mezzi di trasporto intasavano strade e piazze. Tutti gli spazi verdi ed i parchi erano diventati giganteschi accampamenti. Il numero degli abitanti era raddoppiato,1.130.000 persone si accalcavano in città mentre ne arrivava il tramonto. Dresda era senza difese ed i suoi abitanti senza protezione. La morte ebbe gioco facile. Per ben tre volte essa colpì nel mezzo della gente indifesa. Il primo attacco trasformò la città in un mare di fuoco. In venti milioni di metri quadrati bruciava un fuoco infernale. L'asfalto delle strade si sciolse. Le persone, trasformate in torce umane, correvano attraverso la tempesta di fiamme,urlavano, cadevano e morivano. Decine di migliaia si salvarono negli spazi verdi che fungevano da grosse isole nel mare di fiamme. Queste isole furono raggiunte dal secondo attacco. Ogni bomba era un preciso centro su gente ed animali inermi. Il terzo attacco venne indirizzato sui fuggitivi sulle strade di campagna. Fu il più sanguinoso. Quel giorno costò più di 250.000 morti, molti di più della bomba atomica sul Giappone. Per settimane si raccolsero i morti nella città e quando questi rappresentarono una minaccia di malattie per i sopravvissuti, si dovette bruciarli a migliaia sulla piazza del mercato. Una collinetta ricopre le ceneri di 10.000 persone. " chi ha dimenticato il pianto, lo impara nella Morte di Dresda ", disse il poeta Gerhart Hauptmann. Uno dei sopravvissuti, Axel Rodenberger, scrisse un libro scioccante dal titolo " la Morte di Dresda ". Lo scrisse senza odio e senza incolpare nessuno. Egli dipinse un quadro di questo sanguinosissimo giorno di guerra per ammonire l'umanità e tutti i capi di Stato da nuove guerre e da nuove sofferenze nel futuro.

GLI ALLEATI COLPEVOLI

Brani tratti da WITNESS TO HISTORY (testimonianza di storia) Michael Walsh (http://amzn.to/rR41iO) Fonte: Michael Walsh News Services Durante la Guerra furono sganciate più tonnellate di bombe sulla città di Berlino di quelle sganciate sull’intera Gran Bretagna durante tutta la Guerra. Tutte le città e cittadine tedesche con oltre 50.000 abitanti furono distrutte dal 50 all’80%. Dresda fu incenerita assieme a 30.000 civili arsi o sepolti fra le rovine. Amburgo fu totalmente distrutta e 70.000 civili morirono nei modi più orrendi. Mentre Amburgo bruciava, i venti che alimentavano le fiamme alte tre miglia, raggiunsero il doppio della velocità di un uragano superando le 150 miglia all’ora. Alberi con un diametro di 3 piedi (circa 90 centimetri) nelle periferie cittadine furono risucchiati dalla terra dall’innaturale forza di questi venti e scaraventati lontano nell’inferno urbano, e così anche veicoli, uomini, donne….e bambini. Le fiamme vulcaniche furono scagliate in cielo a 5.000 piedi (circa 1.500 metri), quattro volte l’altezza dell’Empire State Building. I gas che si sprigionarono a quell’altezza causarono reazioni meteorologiche fin nella stratosfera. Fra il 1940 ed il 1945, 61 città tedesche, con una popolazione totale di 25 milioni di anime, furono distrutte o devastate in una campagna di bombardamento iniziata dal governo inglese. Una distruzione su tale scala non aveva altro scopo se non quello di uccidere in massa indiscriminatamente quanti più tedeschi era possibile, indipendentemente dal fatto che erano civili. Ciò portò ad un bombardamento di rappresaglia che fece 60.000 inglesi morti e 86.000 feriti. Il celebre storico e stratega di guerra britannico, Capitano Sir Basil Liddell Hart, dichiarò che con questa strategia si arrivò alla vittoria “ mettendo in atto i mezzi bellici più incivili che il mondo conobbe dopo le invasioni dei Mongoli “ – The Evolution of Warfare (l’evoluzione della guerra, ndt), Baber & Faber, 1946, pag. 75. “ Fu assolutamente contrario al diritto internazionale “ – Primo Ministro Neville Chamberlain. LA GRAN BRETAGNA PRESE DI MIRA I CIVILI, E NON LA GERMANIA “Hitler intraprese il bombardamento di obiettivi civili britannici solo con riluttanza, tre mesi dopo che la RAF aveva iniziato a colpire obiettivi civili tedeschi. Hitler sarebbe stato disposto a fermare il massacro in qualsiasi momento. Hitler era veramente ansioso di raggiungere un accordo con la Gran Bretagna mirante a limitare l’azione aerea alle zone di guerra “ – J.M. Spaight., CB. CBE. Bombing Vindicated, pag. 47. Segretario Responsabile al Ministero dell’Aviazione. “ Churchill era ossessionato nel fare intervenire in guerra l’America. Cercò di spaventare Roosevelt con la prospettiva di una veloce vittoria tedesca. Cercò la provocazione, come l’affondamento della nave LUSITANIA nella Prima Guerra Mondiale per provocare l’opinione pubblica americana. Il bombardamento tedesco di civili inglesi poteva portare allo stesso scopo. Ma per settimane tutto era come se i tedeschi non avessero l’intenzione di essere così compiacenti “. – The First Casualty, Philip Knightley, Andre Deutsch I PRIMI ATTACCHI FURONO BRITANNICI Il primo attacco aereo “di zona” durante la guerra fu effettuato da 134 bombardieri britannici sulla città tedesca di Mannheim, il 16 Dicembre 1940.( Nota del traduttore: l’autore ha dimenticato, per una ignota ragione, che il primo attacco fu effettuato dagli inglesi nel Maggio del 1940 sulla città di Friburgo, provocando morti e danni ma non rilevanti). Lo scopo di questo attacco, come spiegò in seguito il Capo dell’Aviazione Marshall Peirse, era di “ concentrare il massimo danno possibile nel centro della città “ – The Strategic Air Offensive Against Germany. (H.M. Stationery Office, London, 1961). L’AMMISSIONE DELL’ALTO COMANDO BRITANNICO “Poiché avevamo dei dubbi circa l’effetto psicologico della distorsione propagandistica della verità e cioè che eravamo noi che iniziammo l’offensiva del bombardamento strategico (civile), ci siamo astenuti dal dare alla nostra grande decisione dell’11 Maggio 1940 la pubblicità che meritava” – Bombing Vindicated. J.M. Spaight, CB. CBE. Segretario Responsabile al Ministero dell’Aviazione. “Lo scopo primario di queste incursioni era di pungolare i tedeschi ad intraprendere raid aerei di ritorsione della stessa entità sulla Gran Bretagna. Questi raids avrebbero svegliato una intensa indignazione negli inglesi nei confronti della Germania e creare così una psicosi di guerra senza la quale sarebbe stato impossibile intraprendere una guerra moderna “ – Dennis Richards, the Royal Air Force 1939/1945; The Fight at Odds. H.M. Stationery Office. LA CLASSE DEI LAVORATORI NELL’OBIETTIVO DI UNO STERMINIO DI MASSA “ Condivido in pieno (il bombardamento terroristico). Sono per il bombardamento delle aree industriali delle città tedesche. Sono un sostenitore di Cromwell – credo nello “sterminare in nome di Dio!” – Sir Archibald Sinclair, Segretario d’Aviazione. LA BANALITA’ DEL MALE SATANICO “ Loro (i Capi dell’Aviazione Britannica) sostenevano che il risultato desiderato, di ridurre la produzione industriale tedesca, verrebbe più prontamente raggiunto se le case degli operai delle fabbriche venissero distrutte. Se gli operai fossero impegnati a seppellire le loro mogli e i loro bambini, possiamo ragionevolmente aspettarci che la produzione scenda “ – Advance to Barbarism, F.J.P. Veale; emerito giurista britannico. DRESDA “ La storia a lungo occultata del peggior massacro della storia del mondo. La devastazione di Dresda nel Febbraio 1945 fu uno di quei crimini contro l’umanità i cui autori sarebbero dovuti essere chiamati in giudizio a Norimberga se quel tribunale non fosse stato snaturato “. – Richard. H.S. Crosman, Ministro del Governo Laburista. “ Ho letto le recensioni delle biografie di Sir Arthur Harris con sentimenti contrastanti ed anche la lettera di Robert Kee (8 Luglio). Il 13 Febbraio 1945 ero ufficiale di rotta su uno dei bombardieri Lancaster che devastarono Dresda. Ricordo bene la riunione informativa del Capitano del nostro gruppo. Ci fu detto che l’Armata Rossa stava spingendosi verso Dresda e che la città sarebbe stata piena di rifugiati e che il centro cittadino sarebbe stato pieno di donne e bambini. Il nostro obiettivo era la piazza del mercato. Ricordo che eravamo in un qualche modo turbati ma facemmo come ci fu detto. Bombardammo l’obiettivo come ci era stato ordinato e sulla via del ritorno il nostro radio-marconista intercettò una trasmissione tedesca che accusava la RAF di tattiche terroristiche e che 65.000 civili morirono. Liquidammo ciò come propaganda tedesca. Non avevamo ancora capito, finché alcune settimane dopo il mio squadrone ricevette una visita dall’Unità Cinematografica Crown che trasmetteva i film della propaganda bellica. Ci fu una riunione informativa beffarda, con una distinta differenza. Lo stesso Capitano del gruppo diceva: “ siccome la piazza del mercato sarebbe stata piena di donne e bambini, non avremmo bombardato il centro cittadino per nessuna ragione. L’obiettivo sarebbe stato invece uno snodo ferroviario che portava ad Est di vitale importanza. Posso categoricamente confermare che l’incursione su Dresda fu una macchia nera nella storia di guerra britannica. Gli avieri del mio squadrone erano convinti che quest’azione malvagia non fu istigata dal nostro rispettabile capo “Butch” Harris (Butch sta per: macellaio, ndt.), ma da Churchill. Ho aspettato 29 anni a dire ciò, e ancora mi tormenta “ – A. Williams, Nottingham, the Observer, 8 Agosto 1984. BAMBINI MITRAGLIATI Il mitragliamento a bassa quota delle colonne di rifugiati da parte della caccia americana e inglese era cosa di ordinaria amministrazione: “ Si dice che gli animali dello zoo e i gruppi di rifugiati terrorizzati furono mitragliati mentre tentavano di scappare attraverso il Grossen Garten da aerei che volavano a bassa quota e che molti corpi crivellati di colpi vennero ritrovati in seguito in questo parco “ – Der Tod von Dresden (la morte di Dresda), Axel Rodenberg, 25 Febbraio 1951. A Dresda “ perfino i resti ammucchiati di una corale di bambini furono mitragliati in una strada che costeggiava un parco “ – David Irving, Destruction of Dresden. Fu usato il fosforo “ per via della sua dimostrata capacità di deprimere il morale dei tedeschi “ – fonte ufficiale britannica. CITAZIONI DELL’EPOCA “ Posso dirvi che la Germania è stata completamente distrutta “ – Generale Americano Bradley, Associated Press, Londra, 11 Giugno 1945. L’offensiva dei bombardamenti terroristici costò la vita di oltre 2 milioni di civili tedeschi. Ne conseguì la totale distruzione di molte fra le più belle e storiche città d’Europa. Costò la vita a 58.888 aviatori della RAF, all’incirca lo stesso numero di ufficiali subalterni britannici durante la Prima Guerra Mondiale. “ Anche gli atti terroristici deliberati e senza senso, contro, ad esempio, Lubecca e Dresda, effettuati dai piloti Alleati, avrebbero dovuto essere soggetti ad indagine e portati davanti ad una corte di giustizia competente “ – Generale di Divisione H. Bratt, Esercito Reale Svedese. “ Una nazione che cosparge un’altra di un manto di gas inevitabilmente letali oppure sradica intere città dal pianeta facendo esplodere bombe atomiche, non ha il diritto di giudicare nessuno per crimini di guerra; essa stessa ha già commesso la più grande atrocità, non paragonabile a qualsiasi altra atrocità; ha ucciso, fra indicibili sofferenze, centinaia di migliaia di persone “ – Lydio Machado Bandeira de Mello, Dott. Giurista Professore brasiliano di Criminologia; autore di oltre 40 opere di legge/filosofia. “ Per quanto riguarda i crimini contro l’umanità, quei governi che ordinarono la distruzione delle città tedesche, annientando così valori culturali insostituibili e trasformando in torce umane donne e bambini, dovrebbero anch’essi essere trascinati in giudizio “ – Hon Jaan Lattik. Statista estone, diplomatico e storico. ONORE POSTUMO PER I CIVILI TEDESCHI “In conclusione, si deve ammettere, non senza un certo disagio, che i veri eroi della storia non sono né i comandanti dell’aviazione e nemmeno i 58.888 ufficiali e avieri del Comando Bombardieri uccisi in battaglia. Gli eroi furono gli abitanti delle città tedesche sotto attacco; gli uomini, le donne e i bambini che soffrirono stoicamente e continuarono a lavorare fra le rovine in fiamme delle loro case e fabbriche, fintanto che non furono invasi dagli eserciti alleati “ – Recensore del London Times sulla Storia Ufficiale Britannica dell’Offensiva Aerea Strategica. “ Non ci sono numeri definitivi sul numero di civili uccisi come conseguenza del bombardamento massiccio, ma 2 milioni dovrebbe essere una cifra attendibile (stima) “ – Professor Harry Elmer Barnes, Dottorato in storia americana. “ La città di Kassel subì oltre 300 incursioni aeree, alcune con ondate di 1.000 bombardieri; inglesi di notte e americani di giorno. Quando il 4 Aprile 1945 Kassel si arrese, su una popolazione di 250.000 abitanti, solo 15.000 restarono vivi “ – Jack Bell, Chicago Daily News Servizio Estero, Kassel 15 Maggio 1946 “ Innumerevoli cittadine e paesi furono rasi al suolo o trasformati in città-fantasma come Wiener Neustadt in Austria. Di quella città, dopo le incursioni aeree, rimasero in piedi solo diciotto case e la sua popolazione fu ridotta DA 45.000 A SOLI 860 “ – In the Ruins of the Reich, Douglas Botting. George, Allen & Unwin, Londra, 1985 LE ALTRE CITTA’ Berlino, Amburgo, Dortmund, Essen, Dresda, Francoforte, Norimberga, Dusseldorf, Hannover, Brema, Wuppertal, Vienna, Duisburg, Monaco, Magdeburgo, Lipsia, Mannheim, Stoccarda, Kiel, Gelsenkirchen, Bochum, Aachen, Wuerzburg, Darmstadt, Krefeld, Munster, Moenchen-Gladbach, Braunschweig, Ludwigshafen, Remscheid, Pforzheim, Osnabruck, Magonza, Bielefeld, Giessen, Duren, Solingen, Wilhelmshafen, Karlsruhe, Oberhausen, Heilbronn, Augsburg, Hamm, Knittelfeld, Luneburg, Cuxhaven, Kulmbach, Hagen, Saarbrucken, Friburgo, Graz, Coblenza, Ulm, Bonn, Bremerhaven, Wanne-Eickel, Worms, Lubecca, Schweinfurt, Kleve, Wiener-Neustadt, Wiesbaden, Paderborn, Bocholt, Hanau, Hildesheim, Emden, Siegen, Primasens, Halle, Bayreuth, Kreuznach, Witten, Aschaffenburg, Kaiserlautern, Gladbeck, Dorsten, Innsbruck, Neumunster, Linz, Klagenfurt, Reutlingen, Recklinghausen, Reuel, Regensburg, Homberg, Elmshorn, Wetzler, Villach, Hameln, Konigsburg, Moers, Passau, Solbad Hall i.T., Coburg, Attnang-Puchheim, Friedrichshafen, Francoforte sull’Oder, Danzica, Chemnitz, Rostock, Schwerte, Plauen, Bad Kreuznach. A queste vanno aggiunte importanti città italiane come Roma, Milano, Genova, Torino, Napoli, Bolzano. Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI QUIRINO 1

MANIPOLAZIONI DELLE GUERRE; SIRIA.

I lettori di questo blog [ndr: su Il Fatto Quotidiano] si saranno certo accorti che seguo con particolare attenzione gli sviluppi preparatori di alcune guerre,le prossime. Si tratta di Siria e Iran, due bersagli chiarissimi. Lo faccio perché sono certo che avranno effetti diretti sulle nostre vite e su quelle dei nostri figli. Per questo uso le fonti migliori disponibili e, tra queste, proprio quelle di coloro che preparano la guerra. In genere sono bene informati. L’ultima – che qui commento – viene dal New York Times del 21 luglio scorso. Lo includo tra i fautori della guerra a pieno merito perché questo giornale è stato da sempre una delle portaerei del “sistema americano”. E perché in questo caso ci descrive con abbondanza di particolari come un gruppo di criminali (il vertice degli Stati Uniti d’America) sta violando tutte le regole della convivenza internazionale. Di questa informazione dovremmo essergli – e gliene siamo – grati. Dove invece ne denunciamo la più vergognosa delle connivenze è nel fatto che gli autori dell’articolo (Eric Shmitt e Helene Cooper), non meno del direttore di quel giornale, ci presentano l’azione criminale come se fosse normale, ineccepibile, inevitabile, accettabile dunque. Andiamo con ordine con le distorsioni: “L’Amministrazione Obama ha per il momento abbandonato gli sforzi per un regolamento diplomatico del conflitto in Siria”. Notare le diverse finezze inscatolate in una sola riga. Il “per il momento” lascia pensare che, dopo, forse, ci ripenserà. Poi notate “gli sforzi” per un “regolamento diplomatico”. Cioè il lettore deve pensare che, fino ad ora, lo sforzo di Obama è stato per un “regolamento diplomatico” è che solo ora questa idea è stata “abbandonata”. È, naturalmente, una palese falsità. E non lo dico io. Lo dice il New York Times nella riga successiva, comunicandoci che Obama “sta aumentando l’aiuto ai ribelli e raddoppiando gli sforzi (letteralmente, ndr) per costruire una coalizione di paesi concordi ad abbattere con la forza il governo del presidente Bashar al-Assad “. Dunque se “sta aumentando” vuol dire che l’aiuto ai ribelli già c’era. Cioè che gli Stati Uniti stavano già violando la Carta dell’Onu e tentavano di sovvertire dall’esterno un paese sovrano. Adesso dice che “raddoppiano gli sforzi”. Cioè da oltre un anno gli USA stanno conducendo una guerra per interposta persona contro la Siria e l’ineffabile New York Times (con il codazzo di giornali e telegiornali italiani) ci spaccia che quello che è avvenuto fino ad ora era per un “regolamento diplomatico”. Si trattava e si tratta, dunque, di un progetto di “abbattere con la forza” un governo. Prosegue il NYT(citando fonti dell’Amministrazione) con l’annuncio che ci sono stati “colloqui con la Turchia e Israele sul tema della gestione del collasso del governo siriano” e, anzi, si fa capire che potrebbe essere affidato proprio ad Israele il compito di “distruggere i depositi di munizioni”. Nel frattempo i tagliagole libici di Al Qaeda, portati in Turchia da aerei inglesi, americani e francesi, estendono la guerra, mentre i servizi segreti dei paesi di cui sopra mettono le bombe a Damasco facendo saltare in aria, uno ad uno, i generali di Bashar. Cioè organizzano il terrorismo. L’Amministrazione – scrive pudico il NYT – non fornirà armi alle forze ribelli, anche perché lo stanno già facendo egregiamente tre campioni della democrazia occidentale come la Turchia, il Qatar e l’Arabia Saudita. In compenso Washington “fornirà istruzione tecnica e equipaggiamento per le comunicazioni” per accrescere la capacità di combattimento delle opposizioni”. Si presume con corredo di detonatori e di esplosivi. Infatti è previsto anche “un supporto di intelligence”. Come si vede tutto molto diplomatico. Aggiungo una notazione che piacerà molto ai debunkers dell’11/9. “Noi stiamo puntando ad una demolizione controllata del regime di Assad”, ci rivela Andrei J. Tabler dell’Istituto per la politica del Vicino Oriente, di Washington. E poi aggiunge, prudentemente: “Ma, come in qualunque demolizione controllata, c’è sempre qualcosa che può andare storto”. Appunto: qualcuno se ne accorge, com’è avvenuto con le tre “controlled demolitions” dell’11 Settembre 2001. Peccato che Russia e Cina, i cattivi, non accettino di prendere parte a queste “iniziative diplomatiche”. Washington vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca. Abbattere e uccidere (certo, uccidere) Bashar, e avere un bel regime amico in Siria. E vorrebbe che tutti fossero d’accordo con il piano. Anche se poi, crollato Bashar, arriveranno al potere i tagliagole, com’è avvenuto in Libia. Ora prepariamoci a vedere una parte dell’ex campo pacifista italiano applaudire l’ingresso a Damasco delle forze liberatrici arabo-saudite. E pensare che c’è perfino qualche Pulitzer in erba italiano che continua a scrivere, imperterrito, che gli Stati Uniti sarebbero preoccupati per una eventuale caduta di Assad. Il compianto prof. Cipolla ci ha lasciato le sue leggi fondamentali della stupidità umana. La prima era questa, da tenere presente: “Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi che ci circondano". QUIRINO 1

giovedì 26 luglio 2012

COME COSTRUIRE IL DEBITO PUBBLICO

Lo scorso 19 luglio la Camera dei Deputati ha approvato, in via definitiva, i tre disegni di legge riguardanti la ratifica dei Trattati sul Patto di stabilità (Fiscal Compact) e sul Meccanismo Europeo di Stabilità (acronimo inglese ESM ovvero Fondo Salva-Stati), a larga maggioranza senza batter ciglio, facendo trapelare la notizia in sordina tramite i mass media. In particolare, la ratificata decisione del Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011 prevede l'inserimento, all’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE), del seguente paragrafo: “Gli Stati membri la cui moneta è l'euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità." Risultano, insomma, tutti allineati, governo, parlamentari, editori, giornalisti e ruffiani vari nel condannare l’Italia a essere indebitata fino allo scadere dei secoli. Considerando, infatti, che attualmente il debito pubblico del Bel Paese ammonta a circa 1940 miliardi di euro (oltre 32.000 euro pro capite) pari al 123,3 % del Pil (secondo solo al 132,4 % della Grecia), l’impegno di ridurlo fino al 60 % significa che lo Stato italiano dovrà trovare 50 miliardi all'anno per i prossimi 20 anni per ripianare il debito medesimo, cosa che si tradurrà, necessariamente, in ulteriori tagli alla spesa pubblica, a partire dalle già disastrate sanità e istruzione pubbliche, nonché in nuove tasse, quindi compressione dei consumi e nuova recessione. Nonostante ciò l'Italia deve versare entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del Trattato sul MES la prima delle 5 rate annuali di circa 2,9 miliardi di euro, ma con l’impegno di ulteriori successivi esborsi “eventuali a chiamata”, fino alla concorrenza della quota complessiva di 125 miliardi (dove li prendiamo?), per contribuire a costituire, appunto, il Fondo Salva-Stati avente un capitale sottoscritto totale di 700 miliardi: un meccanismo, questo dell’esborso “eventuale”, piuttosto subdolo e ipocrita. Eppure anche se Draghi e Barroso in testa, come anche la Merkel e altri, rassicurano che “l'euro è irreversibile”, Monti, dal canto suo, invita a "puntare sull'economia reale", in realtà i segnali della stessa economia non sono per niente rassicuranti e fra recessione sempre più depressa, riduzione delle esportazioni, PIL in calo e debito pubblico crescente in tutta la UE (non solo nell’area euro), con la conseguenza di fabbriche e aziende che chiudono i battenti, lasciando in mezzo alla strada milioni di disoccupati e giovani senza futuro, la crisi causata dall'euro sembra inarrestabile. Questo sistema in cui la moneta di valore creato virtualmente dal nulla, senza riscontro di una effettiva richiesta, è proprietà di istituti privati tramite le banche centrali dei vari Stati e quindi tramite la BCE (Banca Centrale Europea) che sola può emettere l'euro e non lo fa, pur in carenza di liquidità monetaria che tanti problemi sta comportando, certamente non può andare molto lontano. Il perché di questa riluttanza all’emissione è nelle parole di Mario Draghi, Governatore della stessa BCE “Il nostro mandato non è di risolvere i problemi finanziari degli Stati, ma di garantire la stabilità dei prezzi e mantenere la stabilità del sistema finanziario in autonomia”, ergo, non sono i Governi centrali a imporre alla BCE la propria politica finanziaria, bensì è esattamente il contrario. Ne è una riprova il fatto che sono state prescritte condizioni disumane agli Stati (Grecia in testa, ma non solo) per poter usufruire del credito e (provare a) ripianare il debito pubblico. Insomma la BCE non si preoccupa dei problemi economici e sociali dei singoli Stati, ma delle banche e istituti collegati sì, pretendendo un consistente intervento statale, con i soldi dei contribuenti italiani ed europei, quando le quotazioni di quelle società crollano in borsa. Infatti la BCE sostiene costi tipografici di 3 centesimi per qualsiasi banconota emessa, da 5 o 500 euro senza differenza, vendendola alle banche private (che partecipano al pacchetto azionario della stessa BCE, come già detto, tramite le banche centrali dei vari Stati…) e incassando l'1% del suo valore nominale quale interesse. A loro volta le banche rivendono la cartamoneta allo Stato a un tasso d’interesse ovviamente superiore in cambio di titoli di debito, quali i diversi tipi di buoni emessi dal Tesoro. Mediante questo perverso meccanismo viene “costruito” il debito pubblico che poi lo Stato replica tramite tasse e imposte verso i cittadini: pertanto quella che dovrebbe essere una sovranità monetaria popolare, e quindi una fonte di ricchezza per tutta la comunità, in realtà è ora trasformata in un gravoso debito. Infatti tutto il contante cartaceo circolante è gravato da interessi di signoraggio incassati dalle banche e, di conseguenza, da tasse che incombono sulle spalle dei contribuenti. Il problema di fondo è che la BCE, pur svolgendo un compito pubblico di fondamentale importanza, è una società per azioni di diritto privato con la più completa discrezionalità decisionale, controllata di fatto da banche private anche di Paesi fuori dall’area euro o addirittura extra-europei (ad es. Bank of England e Goldman Sachs). Gli accordi irreversibili recentemente sottoscritti dal Governo italiano sull’asse Brussels-Francoforte e ratificati dal Parlamento non hanno fatto altro che rafforzare le prerogative e lo strapotere di quei poteri forti di cui la BCE è solo una delle espressioni. Il lavoro, per chi lo manterrà, sarà finalizzato essenzialmente a guadagnare quel che serve a pagare, tramite tasse e imposte sempre più asfissianti, i debiti accumulati per le scelte disgraziate e complici di altri, senza alcun miglioramento dei servizi resi dallo Stato e della qualità della vita. Il salvataggio dell'euro, così come è, costerebbe salatissimo a tutti i comuni mortali europei: il ripristino della sovranità popolare della moneta, a livello europeo o nazionale, sarà prima o poi un passaggio obbligatorio per liberarsi dall’usura legalizzata del signoraggio privato, anche in considerazione delle crescenti tensioni sociali che stanno coinvolgendo tutte le categorie del settore pubblico come di quello privato. QUIRINO 1